CODICE ANTIMAFIA, VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO: PERCHÉ?

A circa 35 anni esatti dalla approvazione della c.d. legge Rognoni-La Torre (Legge n. 646/1982) che introdusse le prime norme di contrasto alle organizzazioni mafiose (con le misure patrimoniali del cosiddetto ‘doppio binario’) la Camera dei deputati ha esaminato in seconda lettura il testo unificato proveniente dal Senato AC 1039-B che tra le altre cose apporta modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (Decreto legislativo n. 159/2011).
L’iter della proposta di legge originaria iniziò a Montecitorio nel novembre 2013 e termina oggi dopo quasi quattro anni dal suo avvio.
Nel corso della seduta antimeridiana la Presidenza ha annunciato in Aula che sarebbero state svolte votazioni a scrutinio segrete. Significa che, a differenza dell’usuale voto palese, non è possibile vedere la posizione individuale espressa da ciascun deputato ma solo il risultato finale complessivo.
Le ragioni per le quali alcuni emendamenti e alcuni articoli sono stati votati con scrutinio segreto sono espressamente previste dal Regolamento della Camera. All’articolo 49, infatti, si dispone che le votazioni segrete si svolgono, tra le altre, su norme che riguardano le persone ovvero, laddove vi sia una esplicita richiesta da parte di 30 deputati o da Gruppi di analoga consistenza numerica, quando interessano principi e diritti costituzionali riferiti all’articolo 6, agli articoli compresi tra il 13 e il 22 e tra il 24 e il 27 e tra il 29 e il 32 (ai sensi dell’articolo 51, comma 2).
Nel caso specifico il gruppo di Forza Italia ha richiesto la votazione a scrutinio segreto per una serie di emendamenti (1.2, 1.51, 1.4, 1.5, 1.10, 1.11, 1.16 e 1.15 Sisto e 2.52 Costa) e di articoli (1, 4, 6, 23 e 24) che interessavano, appunto, la libertà personale e la responsabilità penale.

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