COSA CONTIENE LA LEGGINA SUI PARTITI

L’approvazione da parte della Camera della proposta di legge 2799, che ora passa al Senato, ha riattivato la polemica in tema di finanziamento pubblico ai partiti. Ma cosa è stato davvero approvato? Poiché la normativa vigente prevede che, per accedere alle forme di finanziamento previste, i rendiconti dei partiti debbano ottenere la certificazione della Commissione di garanzia degli statuti, e poiché tale controllo la commissione non era riuscita a svolgere in relazione ai rendiconti relativi agli anni 2013 e 2014, gli uffici di presidenza delle due camere hanno ritenuto di congelare la corresponsione della tranches del vecchio finanziamento pubblico relativo al 2015 (che avrebbe dovuto essere corrisposta entro il 31 luglio), la proposta di legge approvata ha disposto che sui suddetti rendiconti la Commissione svolgesse esclusivamente un controllo di regolarità formale, e che tale controllo dovesse essere operato entro 30 giorni dall’approvazione della legge. Inoltre il testo approvato a Montecitorio ha ampliato il numero dei soggetti, tra le formazioni politiche, che possono accedere alla cassa integrazione per i propri dipendenti eliminando l’obbligo di iscrizione al registro dei partiti.
Le polemiche che ne sono conseguite sono state molte, anche da parte della stampa, ma non tutte le argomentazioni politiche sono pertinenti.
Gli aspetti critici della proposta approvata riguardano in primo luogo lo stravolgimento del testo originario che prevedeva solo l’attribuzione di una serie di risorse umane da attribuire alla Commissione statuti per consentirle di svolgere i controlli previsti dalla legge, comportando una forzatura per quanto riguarda l’aspetto dell’inammissibilità degli emendamenti per estraneità di materia, e questo vale soprattutto per le norme relative alla cassa integrazione.
Certamente è vero che per i rendiconti degli esercizi 2013 e 2014 si può parlare dell’introduzione di una norma derogatoria rispetto alla normativa vigente.
Quello che però, soprattutto alla luce delle polemiche verificatesi in aula e sulla stampa, è opportuno chiarire è che la tranche del vecchio finanziamento pubblico per il 2015, pari a circa 45 milioni di euro non è stata minimamente modificata dalla proposta di legge, ma era già prevista dal decreto 149/2013.
Altra precisazione opportuna è che il mancato controllo dei rendiconti relativi agli anni 2013 e 2014 non è stato dovuto ad una mancanza dei partiti, che nei depositi hanno rispettato le scadenze imposte, ma ad un’impossibilità a funzionare dell’organo preposto al controllo.
Va infine detto che anche nel caso di profonde irregolarità riscontrate in un rendiconto la legge non prevede il blocco totale della rata stabilita del vecchio finanziamento, ma le sanzioni irrogabili, nel loro massimo, non possono essere superiori ai 2/3 del totale della rata spettante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *