EMENDAMENTO INAMMISSIBILE IN BILANCIO? DIVENTA NORMA IN DECRETO LEGGE.

Si dice che quando c’è la volontà si può tutto e quando si parla del Governo questo è più che evidente.
Durante l’esame del disegno di legge di Bilancio 2017 alla Camera (AC 4127-bis) il Governo presentò l’emendamento 74.482 con cui si riconosceva alle Autorità di sistema portuali (derivanti dalla recentissima riforma di cui alla delega Madia) il potere di istituire agenzie per la somministrazione di lavoro direttamente presso i propri porti. L’emendamento in quell’occasione fu dichiarato inammissibile, per estraneità di materia, dal Presidente della Commissione Bilancio e così non fu nemmeno discusso. Ma nell’arco di qualche settimana il Governo Gentiloni lo ha fatto proprio inserendo l’identico testo all’articolo 4 del decreto legge sul Mezzogiorno, n. 243/2016, all’esame di Montecitorio (AC 4200).
L’intervento prevede che le Autorità di sistema portuale partecipino direttamente con proprie risorse all’agenzia di somministrazione di lavoro, per la durata massima di 3 anni, in piena deroga alla normativa vigente che vieta alle autorità portuali di partecipare a società che offrono servizi all’interno dei porti. L’agenzia stilerà elenchi di lavoratori portuali che in caso di giornate di mancato lavoro avranno riconosciuta una indennità, si occuperà di collocare i lavoratori e nel caso di formazione professionale. Tutto ciò avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie a legislazione vigente a disposizione delle relative Autorità portuali.
Per il primo anno i porti e i lavoratori interessati, secondo la Relazione tecnica, saranno quelli di Gioia Tauro e Taranto, circa 900, per i quali già nella legge di Stabilità 2016 il Governo dispose un intervento ad hoc. Il costo complessivo ammonta a poco più di 40 milioni di euro nel triennio.
Qualche domanda resta, ad esempio: e i centri per l’impiego dei territori di competenza? Non avrebbero potuto occuparsene loro?

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