Gli interventi di fine seduta: alla Camera una nuova e più restrittiva disciplina

I c.d. interventi di fine seduta non sono disciplinati dal Regolamento ma la loro ammissibilità e la modalità di svolgimento fu definita dalla Giunta per il Regolamento con parere del 24 ottobre 1996. Si tratta infatti di tipologie di interventi che non rientrano espressamente in quelle di cui agli articoli 36 eseguenti (richiamo al regolamento, per l’ordine dei lavori, per l’ordine del giorno, discussione in Assemblea).
Dal punto di vista meramente politico e mediatico gli interventi di fine seduta rappresentano uno strumento per allungare le sedute e per mettere formalmente agli atti (attraverso la registrazione video e il resoconto stenografico) l’operato del deputato nei confronti del proprio collegio o del proprio bacino elettorale di riferimento. Spesso infatti l’intervento di fine seduta viene impiegato per ricordare e sollevare all’attenzione nazionale particolari vicende del proprio territorio, commemorazioni o sollecitare il Governo a rispondere ad atti di sindacato ispettivo. Insomma una valida, per quanto irrilevante cassa di risonanza.

Con la XVII legislatura il ricorso massivo agli interventi di cui all’art. 41 del Regolamento da parte delle nuove formazioni parlamentari, in particolare il Movimento 5 Stelle, con le evidenti performance ostruzionistiche e dilatorie, ha condotto la Conferenza dei Capigruppo, del 30 maggio 2013, su raccomandazione della Presidenza, a individuare alcuni criteri per questo tipo di interventi: svolgimento al termine della seduta; durata massima di ogni interventi di 2 minuti; preannuncio con anticipo alla Presidenza al fine di permettere una adeguata organizzazione dei lavori. Quindi questa legislatura aveva già registrato, tra le altre, una innovazione nella prassi degli interventi atipici e di fine seduta.
Ciò nonostante, a quasi due anni di distanza, con lettera del Vicepresidente Baldelli, trasmessa alla Presidenza, è stata sollevata nuovamente la questione dell’ammissibilità e della modalità di svolgimento degli interventi “atipici”. Nella missiva si lamentava da un lato il persistente ricorso di interventi di fine seduta che spesso avrebbero sfociato in veri e propri dibattiti fuorisacco, con prolungamenti non previsti delle sedute, dall’altro il mancato rispetto della raccomandazione del preannuncio con anticipo dell’oggetto dell’intervento come disposto nel 2013.
A seguito di questo sollecito la Giunta ha quindi investito il deputato Pisicchio, membro della Giunta, a eseguire approfondimenti per individuare una soluzione. È così che si è giunti il 19 novembre u.s. a modificare ulteriormente la prassi dei lavori parlamentari incidendo profondamente nelle prerogative dei parlamentari.

A maggioranza la Giunta (contrario solo M5S) ha deliberato l’integrazione del citato parere del 1996 indicando espressamente una serie di criteri particolarmente limitativi. Da questa data quindi sono ammessi gli interventi sull’ordine dei lavori e per richiamo al Regolamento soltanto quando vertono in modo «diretto e univoco» sulla procedura in corso di svolgimento. In secondo luogo si specifica che tutti gli altri richiami e interventi saranno svolti solo al termine della seduta e che «in via sperimentale e per ragioni di economia procedurale» la durata degli interventi non potrà superare i 2 minuti. È disposto che la stessa Presidenza possa ridurre ulteriormente la durata dell’intervento o rinviarlo ad altra seduta, e che il tempo complessivo per gli interventi di fine seduta non può eccedere i 30 minuti, ripartito tra i vari gruppi in base alla loro grandezza e garantendo almeno 2 minuti per gruppo. Le richieste di intervento andranno preventivamente inviate alla Presidenza entro due ore dall’avvio della seduta corredate dell’oggetto e sottoposte al vaglio. Il Presidente potrà accordare lo svolgimento dell’intervento, negarlo o togliere la parola qualora il deputato non rispetti l’oggetto della richiesta. Gli interventi, infine, non potranno vertere sull’operato di altri organi costituzionali. Deroghe, ovviamente, sono previste a discrezione della Conferenza dei Capigruppo, anche solo con deliberazione informale.

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