Il Def, la nota di aggiornamento e la legge di Stabilità 2016

nota defIn questi giorni, oltre alla più nota riforma costituzionale, in esame al Senato, e alla legge sulla concorrenza, in discussione alla Camera, le commissioni di entrambi i rami del Parlamento sono impegnate nell’esame della Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (DEF) 2015.
Il Def, introdotto nel 2011, contiene le maggiori politiche di programmazione economico-finanziaria dello Stato. Entro il 10 aprile di ogni anno il Governo deve trasmettere alla camere il documento di finanza pubblica ed entro il 20 settembre dello stesso anno deve inviare una “Nota di aggiornamento” allo stesso contenente le modifiche da apportare sulla scorta delle informazioni rilevate nel corso dei mesi.
Sul Def e sulla sua nota di aggiornamento, come previsto dai Regolamenti di Camera e Senato, rispettivamente al capo XXVII e al capo XV, le due assemblee deliberano per mezzo di una risoluzione in merito alla relazione presentata dal Governo a seguito dell’esame nelle commissioni Bilancio in sede referente e nelle altre commissioni in sede consultiva.
La risoluzione al Def presenta quindi una serie di impegni che le camere presentano al Governo, in alcuni casi i gruppi di opposizione presentano dei pareri alternativi in commissione, ma in sostanza l’aggiornamento del Def rappresenta l’anticamera della ben più articolata e impegnativa battaglia, politica e legislativa, della Legge di Stabilità. Entro il prossimo 15 ottobre il Governo dovrà presentarla alle camere che dovranno approvarla entro il 31 dicembre dello stesso anno. Si inizierà al Senato.
Un aspetto particolare della Nota di aggiornamento al Def è nel capitolo IV “La strategia nazionale e le raccomandazione del Consiglio Europeo”, precisamente nella tavola IV.1  che indica sinteticamente le riforme conseguite, in termini legislativi non necessariamente in termini attuativi; quelle in fase di avanzamento (quindi ancora non vigenti o non attuate) e il loro eventuale impatto sul pil. Si tratta quindi di un quadro in parte realistico e in parte ipotetico che offre però l’idea di ciò che, potenzialmente, il governo intende fare.
Un esempio? Nell’area di policy “Sistema fiscale”, nella colonna in avanzamento, troviamo Riforma della tassazione locale e TASI-IMU (2016), IRES-IRAP (2017), IRPEF (2018) che confermerebbe di fatto in maniera ufficiale – non meramente inserito in un contesto propagandistico o strettamente mediatico – un intervento su Tasi e Imu.
Importante sottolineare che la voce di riforma è asteriscata ovvero, come riporta la didascalia, si tratta di “riforme che non sono ancora state presentate dal Governo”.
Al pari risultano non ancora presentati i provvedimenti su Rafforzamento del Fondo di Garanzia e sostegno alle PMI che il crono programma prevede entro ottobre 2015, Rafforzamento dei contratti di rete e consorzi entro fine anno, Piano nazionale della Ricerca e Piano nazionale scuola digitale (entrambi derivanti dalla recente riforma della Scuola) previste rispettivamente entro l’anno e nel prossimo triennio 2015-2018. Resta in bilico entro fine anno anche la Riforma dei servizi pubblici locali (derivante dalla recente legge delega della PA). In gran parte, quindi attuabili con decreti legislativi e almeno teoricamente applicabili nei limiti temporali previsti.

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