LA CORTE CONVALIDA IL “CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ” SULLE MAXI-PENSIONI

Gli ex dipendenti di Montecitorio restano a bocca asciutta.

L’art. 1, commi 486 e 487, della legge n. 147/2013 ha disposto, a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per la durata di 3 anni, una decurtazione progressiva in base all’aumentare dell’importo lordo annuo rispetto al trattamento minimo. Le risorse in tal modo recuperate sarebbero state destinate al Fondo per le PMI e al Fondo di garanzia per la prima casa.

Con delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati, nel giugno 2014, è stata disposta l’applicazione della decurtazione ai sensi della Stabilità 2014.

Gli ex dipendenti di Montecitorio, interessati dalla disposizione, sono ricorsi all’organo interno preposto che è la Commissione giurisdizionale per il personale della Camera. La Commissione ha accolto il ricorso sostenendo le questioni sollevate dai pensionati secondo le quali il contributo di solidarietà avrebbe violato gli articoli 3, 53 e 136 della Costituzione. Secondo la stessa Commissione, inoltre, la disposizione di legge ricordava il già noto “contributo di perequazione” introdotto dalla manovra correttiva del decreto legge n. 98/2011 che fu successivamente dichiarato costituzionalmente illegittimo con sentenza n. 116 del 2013.

Contro le questioni sollevate dai pensionati Camera e dalla Commissione giurisdizionale è intervenuta l’Avvocatura generale dello Stato sostenendo l’inammissibilità delle medesime questioni. Come deterrente l’Avvocatura ha ritenuto anche utile richiamare, con riferimento al principio del pareggio di bilancio di cui all’art. 81 Cost., gli effetti economici rilevanti che sarebbero derivati da un eventuale accoglimento del ricorso.

La Corte, con sentenza n. 213/2017 del 12 ottobre, ha invece ritenuto ammissibili le questioni sollevate ribadendo in primo luogo il potere di autodichia riconosciuto alla Camera e rigettando le eccezioni di inammissibilità formulate dall’Avvocatura di Stato. Al tempo stesso, la Corte ha sancito l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevate dai pensionati e dalla Commissione giurisdizionale ritenendo erronea l’interpretazione data alla deliberazione dell’UdP e confermando che, a differenza di quanto disposto dalla norma censurata con la richiamata sentenza n. 116/2013, il comma 487 non prescrive alcun obbligo a carico degli organi costituzionali ma riconosce agli stessi la piena autonomia di scegliere se è come applicare la norma. La delibera impugnata, secondo la Corte, è stata quindi adottata secondo le prerogative proprie dell’organo Camera e rispetta a pieno quei principi sulla base dei quali tale misura è considerata legittima. Secondo la sentenza n. 173/2016 la trattenuta sulle maxi pensioni deve basarsi su un criterio di progressività con aliquote ragionevoli e da applicarsi agli importi più elevati, oltre ad essere limitata nel tempo con carattere eccezionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *