LA NORMA SU RADIO RADICALE UN “MA ANCHE” LEGISLATIVO

L’emendamento al Dl Crescita, approvato nella seduta del 13 giugno delle commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera, che deve o dovrebbe risolvere la questione della sopravvivenza di Radio Radicale, rappresenta un caso di scuola della scarsa qualità con cui opera il Legislatore italiano. Vediamo perché.

La soluzione normativa più opportuna da seguire sarebbe stata quella di prevedere una disposizione che autorizzava alla proroga per un determinato periodo di tempo della convenzione tra Mise e Radio Radicale e prevedeva i finanziamenti necessari.

Tale strada è stata sbarrata da due ostacoli. Il primo di natura politica: la contrarietà del Movimento 5 stelle. Il secondo di natura tecnica: l’inammissibilità per materia dichiarata prima dai presidenti delle commissioni riunite e poi dallo stesso Presidente della Camera di una norma che prevedesse l’inserimento nel Dl crescita della proroga della convenzione con RR.

Si è dunque scelta, come spesso accade, una soluzione contorta e fortemente lacunosa.

Il comma 2 dell’articolo aggiuntivo 30-bis, introdotto dalla riformulazione dell’emendamento 43.08 Sensi e Giachetti contiene le disposizioni che riguardano Radio Radicale. Il primo periodo recita: Al fine di favorire la conversione in digitale e la conservazione degli archivi multimediali delle imprese di cui al comma 1 (le imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n.230 – ndr), la Presidenza del Consiglio dei Ministri corrisponde alle citate imprese un ulteriore contributo di euro 3.000.000 per l’anno 2019. Dunque la disposizione prevede l’assegnazione ad una platea di diversi soggetti di un contributo economico per un fine ben specifico: digitalizzazione degli archivi multimediali.

L’incipit del secondo periodo del comma presenta una prima criticità non da poco perché specifica che Il contributo di cui al presente comma non è soggetto a riparto percentuale tra gli aventi diritto,”. Dunque ricapitolando il contributo è teoricamente destinato ad una platea di (più) soggetti per una finalità ben precisa, ma lo stesso contributo non è ripartibile, o comunque non lo è in maniera percentuale tra tutti coloro che ne avrebbero diritto. Poiché la norma non individua alcun criterio sulla base del quale, a fronte di più domande di accesso al contributo, scegliere il soggetto A, piuttosto che quello B, si pone un grande problema ed una situazione che potrebbe produrre ipoteticamente del contenzioso.

Ma proseguendo nella lettura del secondo periodo la situazione si ingarbuglia ancora di più dal momento che (il contributo) può essere riassorbito da eventuale convenzione appositamente stipulata successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione.

Questo passaggio può essere interpretato in due modi: il primo e più probabile è che con la non meglio specificata “convenzione” il contributo possa essere destinato ad una finalità diversa da quella specificata dal primo periodo, in questo senso anche il verbo riassobire non sembra casuale. Si tratterebbe dunque di un cavallo di Troia che in maniera del tutto vaga ha aggirato l’inammissibilità già dichiarata sulla materia Radio Radicale (che infatti non è citata), ma allo stesso tempo da copertura giuridica a rinnovare la convenzione con Radio Radicale per via amministrativa per l’appunto con una stipula di una convenzione.

Se così fosse, però, ci si ritroverebbe sempre davanti ad un problema politico. Cioè il soggetto governativo cui spetta stipulare la convenzione tradizionale con Radio Radicale (il Mise) è politicamente contrario e la norma lo autorizza, ma non lo obbliga (può essere…da eventuale). Ecco che il riferimento ad una convenzione può costituire anche un piano B, e veniamo alla seconda possibile interpretazione.

La seconda interpretazione potrebbe essere quella che vede nella convenzione il veicolo per attribuire l’intero contributo ad un soggetto piuttosto che ad un altro tra gli aventi diritto per le finalità previste dal comma.  In questo caso molto dipenderà da quanto sarà inserito nella convenzione ai fini di una corretta applicazione dell’utilizzo delle risorse erogate.

Il fatto che ad oggi non sia possibile stabilire quale sarà l’applicazione del comma 2 dimostra purtroppo che ci troviamo in presenza di un qualcosa che potremmo definire una non norma, di un “ma anche” legislativo, come ce ne sono stati tanti e altri ve ne saranno nell’ordinamento.

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