L’ARTICOLO AGGIUNTIVO 17-BIS DEL DL SULLE BCC: UN ESEMPIO DELL’INFLUENZA DELLE BANCHE SUL DECISORE PUBBLICO

Si dice, non senza qualche ragione, che una delle più potenti lobby italiane sia quella a servizio del sistema bancario. In queste settimane essa ha dimostrato che non si tratta solo di un luogo comune.

Alla Camera si è discusso in queste settimane, ed è stato approvato ieri, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, recante misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio. In sintesi: una legge che dovrebbe mettere in sicurezza la parte più esposta del sistema bancario italiano, le bcc.

Dopo l’esame in Commissione faceva la sua comparsa nel testo un nuovo articolo: il 17-bis, introdotto da un emendamento di iniziativa parlamentare. Il presentatore dell’emendamento e il suo gruppo hanno affermato che tramite questo avrebbero “abolito l’anatocismo”? Altri gruppi di opposizione al contrario hann invece sostenuto che proprio l’emendamento l’abbia reintrodotto. Com’è possibile?

In realtà è la legge di stabilità 2014 ha modificato l’art. 120 del Testo Unico Bancario prevedendo che “gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori”.

Tuttavia ciò che ogni buon lobbista sa è che, in attesa che arrivi un deputato che infili dentro l’emendamento giusto all’interno di un provvedimento, le vie per impedire l’applicazione di una norma sono infinite. E l’articolo sull’anatocismo fa scuola.

Infatti come mai l’art. 120, pur prevedendo il divieto di applicare interessi sugli interessi veniva disatteso dalle banche? Semplice: mancava la delibera attuativa del Comitato interministeriale per il risparmio e il credito (CICR). E chi siede in questo fantomatico Comitato? Beh, naturalmente Bankitalia e il Tesoro.

Secondo alcuni quindi restava formalmente in vigore la precedente Delibera CICR, che ammette pratiche anatocistiche seppur entro determinati limiti. La verità è che la questione è aperta. Nel disallineamento tra normativa primaria e secondaria, infatti, non è affatto pacifico  se fino alla data di emissione della nuova delibera attuativa da parte del CICR ai sensi dell’art. 120 TUB come modificato dalla Legge di Stabilità 2014, l’anatocismo debba ritenersi ancora ammesso nelle operazioni bancarie nel rispetto delle disposizioni della Delibera CICR, o debba ritenersi illegittimo. Anzi. La Corte d’Appello di Genova, con l’Ordinanza 11 marzo 2014 sembrerebbe aver aderito alla tesi secondo cui  –cito-  “attualmente l’anatocismo bancario risulterebbe del tutto eliminato dalla L. 27/12/2013 n. 147”.

E così arriva l’emendamento di cui sopra con la sua proposta secondo la quale gli interessi vengono calcolati al 31 dicembre, poi il cliente ha 60 giorni per saldarli altrimenti finiscono sul conto e fanno da base per quelli futuri. Inserendo un anatocismo, che è annuale e non più trimestrale come ora e viene calcolato contestualmente al calcolo degli interessi maturati e ricalcolandoli di anno in anno anziché di tre mesi in tre mesi. Un risparmio per il debitore rispetto alla norma cui fanno attualmente riferimento le banche, ma non rispetto a quella che era in vigore ma veniva disapplicata.

Ciò lascia liberi i presentatori di dire che hanno abolito l’anatocismo. La realtà è che le banche hanno disinnescato il rischio di vederlo soppresso per davvero.

Di questo e di altre tecniche di influenza parleremo al corso sull’attività di lobby e di tecniche di pressione sul decisore pubblico.

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