Lobby familiare: un modello italiano duro a morire. L’esempio del ministro Guidi e di Tempa Rossa

In Italia c’è chi associa l’attività lobbistica a quegli affarucci che, grazie a parentele o a amicizie, si riescono a concludere utilizzando la legislazione a proprio uso e consumo. D’altra parte anche la politica continua a premiare questo tipo di azioni illecite, prediligendo, nell’opacità di un contesto privo di una regolazione, gli interessi portati avanti aumma aumma ad una forma di rappresentanza trasparente che ponga al riparo sia gli operatori economici sia i rappresentanti istituzionali.
Il caso più eclatante di questo fenomeno, emerso in queste ore grazie alle rivelazioni dei giornali, è stato l’affaire Tempa Rossa. Tra gli indagati compare Gianluca Gemelli, sospettato di “traffico di influenze illecite” perché avrebbe “sfruttato la relazione di convivenza che aveva col Ministro allo Sviluppo Economico – si legge nel capo d’imputazione contenuto nell’ordinanza dei magistrati – e indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total le qualifiche necessarie per entrare nella ‘bidder list delle società di ingegneria’ della multinazionale francese, e partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”. La merce di scambio? Tra le altre, un emendamento con il quale si dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, che abbiamo individuato nella legge di stabilità (lhttps://www.facebook.com/professioneparlamento/photos/a.1516219295320043.1073741827.1513207895621183/1728994157375888/?type=3&theater). Come spesso accade il contenuto di questi tipi di norme risulta assai criptico e di difficile comprensione per colui che è poco avvezzo al linguaggio “legalese”. Cosa comporta in sostanza? Che opere e infrastrutture necessarie alla filiera energetica possano fruire del regime dell’autorizzazione unica in base al quale il via libera agli interventi è rilasciato dal ministero dello Sviluppo economico, ossia quello della Guidi, d’intesa con le Regioni interessate, nell’ambito di una sola procedura.
Ne è valsa la pena? Per Guidi e Gemelli evidentemente no. Ma neppure per Total. Infatti lo sviluppo del giacimento in Basilicata è rimasto vittima dei tagli agli investimenti da parte della società francese, che lo sta sviluppando – tra mille polemiche da parte degli ambientalisti – insieme a Royal Dutch Shell e Mitsui (cfr. Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Sh7fx4). E ora, se verranno confermate le accuse, dovrà pagare un prezzo ancor più salato.
La morale è semplice: chi cerca scorciatoie nella lobby miete vittorie che si possono tradurre in breve tempo in frutti assai amari.

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