MARINO: UNA COMUNICAZIONE SUICIDA – parte 2

Continua la serie negativa della comunicazione del dimissionario sindaco di Roma, Ignazio Marino. Nella concitata giornata dell’8 ottobre, dopo aver comunicato la decisione di rassegnare le proprie dimissioni Marino, secondo fonti di stampa, avrebbe rivolto una minaccia al sistema politico-istituzionale sul modello “Sansoniano”: Muoia Sansone con tutti i filistei!.
Nella dichiarazioni serali il sindaco capitolino avrebbe preannunciato “farò i nomi”, scoprendo gli altarini e facendo cadere giù tutto. Il tutto di cui si parla è, presumibilmente, il sistema politico che sta alla base di ogni istituzione e di ogni amministrazione. Non entriamo nel merito della validità della minaccia e della sua effettiva utilità, ad un primo sguardo pare che come strumento di deterrenza non sia valso a granché.
Piuttosto ci vogliamo soffermare sulla assoluta sclerosi comunicativa che sta cogliendo Marino e, speriamo, non il suo staff. Ci piace pensare che quest’ultimo, in particolare, abbia perso le redini della comunicazione e della immagine del sindaco perché è evidente che non vi sia più alcuna logica né coerenza.
Qualche giorno fa, infatti, come abbiamo scritto Marino affronta le accuse di falsi rimborsi minacciando querele e appena 24 ore dopo in video annuncia che “regalerà” l’importo sotto accusa alla città di Roma, confermando quindi, almeno agli occhi dei più maliziosi, di essersene appropriato (lui o chi per lui).
Ieri Marino ha continuato sul medesimo solco, pericoloso e controproducente. Minacciare di denunciare irregolarità commesse da persone appare sicuramente come un gesto apprezzabile ma: 1) farlo dopo essere stato dimissionato appare solo come una rappresaglia, una sorta di vendetta peraltro al momento poco o per nulla rilevante; 2) ammesso che le minacce colgano nel segno non potranno servire a restituire a Marino alcuna credibilità o legittimità poiché verrà da chiedersi “Perché non l’ha fatto prima? Perché ha tenuto tutto nascosto fintanto che faceva parte del gioco?”. Così come per gli scontrini: se le accuse erano giuste sarebbe stato opportuno fare ammenda, subito, senza annunciare querele e poi “restituire” il denaro. Se nel corso del mandato Marino ha ricevuto pressioni e inopportune segnalazioni per nomine, assunzioni e quant’altro allora avrebbe dovuto denunciarle subito e non sottostare al presumibile giogo della politica.
Per la cronaca politica e per la pancia dei bacini elettorali, qualora le promesse di Marino fossero concrete, vi sarà molta carne da mettere al fuoco. Non farà del tutto bene alla città e alla campagna elettorale che verterà, in grandissima parte, su questioni mediaticamente appetibili quali gli sprechi, il controllo delle spese, le indennità e i rimborsi spettanti ai politici, ma poco o nulla si dirà dei programmi ovvero delle reali strategie di gestione dell’Amministrazione comunale, dei piani per il rilancio della città, etc.
Sarà, con tutta probabilità, una campagna elettorale simile a quella delle ultime elezioni regionali in Campania. Si dibatterà dei profili dei candidati, delle loro storie gestionali e/o scandali all’interno del sistema politico e di quelle dei partiti o movimenti di riferimento. Si sviscereranno gli aspetti più pop (leggi pruriginosi) degli ultimi anni.

Come con una grossa vanga comunicativa si alzeranno le zolle ma, verosimilmente, non vi sarà alcuna semina successiva.

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