MOBILITÀ CICLISTICA E RETE BICITALIA: CALA LA SCURE DELLA RAGIONERIA DELLO STATO

Alla Camera si sta consumando lo psicodramma dell’AC 2305-A/R  tra ritardi e numerose criticità. Sul testo, recante “Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica”, la Ragioneria dello Stato ha calato la propria scure con una Relazione tecnica attesa da oltre cinque mesi che condurrà, di fatto, al secondo stop del provvedimento a causa di quantificazioni e coperture ritenute nuovamente inadeguate. Lo svolgimento del suo esame, previsto nel programma dei lavori dell’Aula del mese di novembre, si fa sempre più incerto.

L’avvio dell’esame in sede referente presso la IX Commissione Trasporti si ebbe nel lontano maggio 2015. La proposta di legge originaria, a prima firma Decaro (cessato dal mandato in occasione dell’elezione a sindaco di Bari nel 2014) fu abbinata ad altre cinque proposte di legge di deputati del MoVimento 5 Stelle, dello stesso Partito Democratico e di Sinistra ecologia e libertà. Nel testo base adottato si disponeva tra le altre cose lo sviluppo di un Piano generale della mobilità ciclistica e della Rete Bicitalia, composta di percorsi ciclistici di interesse nazionale che avrebbero integrato le reti cicloturistiche già esistenti.

La Trasporti licenziò il testo a metà ottobre 2016 per farlo giungere in Aula come previsto dal Calendario dei lavori. Il testo però non aveva ancora ricevuto il previsto parere della V Commissione Bilancio sulle coperture finanziarie – in particolare su quelle del previsto Fondo per la mobilità sostenibile –. La proposta di legge, infatti, nella sede consultiva della Bilancio ricevette una serie di critiche dal Vice ministro dell’economia e delle finanze che indusse in quella stessa sede il Relatore chiedere, ai sensi dell’articolo 17, comma 5, della legge n. 196 del 2009, la predisposizione di una Relazione tecnica da parte della Ragioneria di Stato. Alla data prevista da calendario dell’esame del provvedimento in Aula, però, l’attesa relazione tecnica non era ancora giunta e di conseguenza anche il previsto parere della Commissione Bilancio non poté essere espresso. Fu così che l’Aula di Montecitorio votò il ritorno del provvedimento nella Commissione Trasporti.

Dopo questo primo stop l’AC 2305-A rimase nel cassetto fino a febbraio 2017, in attesa di essere nuovamente esaminato nella sede referente della IX Commissione affinché si trovassero le risorse adeguate a copertura degli oneri previsti nel testo. La Trasporti giunse, così, dopo l’esame di una serie di emendamenti a licenziare un nuovo testo inviato per il previsto parere alla Commissione Bilancio in cui approdò nel maggio scorso. Anche in quell’occasione il Vice Ministro Morando ha sollevato criticità contro la scelte delle coperture finanziarie, segnalando come nel corso dell’anno tra il precedente esame e quello attuale il Governo avesse adottato uno schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente la ripartizione di un Fondo destinato allo sviluppo infrastrutturale comprendente tra le altre finalità quello dello sviluppo della mobilità. Anche in quel caso la Commissione Bilancio ha richiesto una Relazione tecnica alla Ragioneria dello Stato che questa volta è giunta, non senza farsi attendere, a settembre 2017. Il ritardo è stato persino chiarito dallo stesso Vice Ministro che nel corso della seduta del 21 settembre ha segnalato come non avesse ancora ricevuto, «da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, i necessari elementi istruttori e informativi da sottoporre al vaglio della Ragioneria generale dello Stato».

La Relazione, depositata presso la V Commissione nella seduta del 27 settembre riporta vari passaggi critici e solleva un certo numero di problematiche riguardanti la quantificazione e le coperture finanziarie delle disposizioni, gettando lunghe ombre sul futuro delle disposizioni sulla mobilità ciclistica.

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