SIGARETTE ELETTRONICHE: IL PRESIDENTE DELLA CAMERA STOPPA LEGA E 5 STELLE

L’iter alla Camera del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 87/2018 (AC 924), comunemente noto come decreto Dignità, si sta sviluppando con non poche curiosità. Una di queste è rappresentato dal percorso accidentato di due proposte emendative a prima firma Gusmeroli (Lega): la n. 12.03 e la n. 12.05, entrambe volte a favorire il mercato delle sigarette elettroniche. Inizialmente dichiarate inammissibili, poi “salvate” dalle presidenze di commissione e infine definitivamente escluse dall’esame per mano del presidente della Camera, Roberto Fico. Si tratterebbe infatti di un caso di tira e molla politico tra i due alleati di governo cui è stato messo fine con imperio “istituzionale” direttamente dalla presidenza di Montecitorio. In parole povere se un emendamento è dichiarato inammissibile non può essere né illustrato né votato, quindi di fatto è come se non fosse stato presentato.

Vale la pena richiamare che tra le sottoscrizioni dei due emendamenti promossi dalla Lega vi sono anche quelle di deputati pentastellati, nonostante pare che vi fosse una certa contrarietà da parte del ministro della Salute, Giulia Grillo (M5S).

Nella seduta del 23 luglio in commissioni riunite Finanze e Lavoro, gli emendamenti 12.03 e 12.05, come c’era da aspettarsi, sono stati dichiarati inammissibili per estraneità materia. A tale dichiarazione di inammissibilità il proponente ha, come di consuetudine, effettuato il ricorso ai medesimi presidenti perché venissero riammesse.

L’estraneità di materia dei due emendamenti è palese trattandosi di due interventi che non rientrano nell’ambito del lavoro, né delle finanze e men che meno delle imprese in senso stretto. Va ricordato, infatti, come fatto dagli stessi presidenti nello speech di ammissibilità, che ai sensi dell’articolo 96-bis comma 7 del regolamento “non possono ritenersi ammissibili le proposte che non siano strettamente attinenti alle materie oggetto dei decreti-legge”, e che inoltre richiamando la circolare del Presidente della Camera del 10 gennaio 1997 la materia delle proposte “deve essere valutata con riferimento ai singoli oggetti e alla specifica problematica affrontata dal provvedimento”. Tali criteri di ammissibilità sono peraltro richiamati dalle sentenze n. 22/2012, n. 32/2014 e dall’ordinanza n. 34/2013 della Corte Costituzionale.

Ciò non toglie, ovviamente, che anche nel recente passato in alcuni casi i presidenti di commissione abbiano forzato taluni criteri per dichiarare ammissibili certi emendamenti.

Nonostante la manifesta estraneità di materia, gli emendamenti Gusmeroli, con non poca sorpresa, alla ripresa della seduta nello stesso giorno, le due proposte Lega-5 Stelle venivano riammesse.

La riammissione, però, è stata impugnata dai deputati del Partito Democratico e di Forza Italia con due distinte lettere rivolte al Presidente della Camera, Roberto Fico, affinché provvedesse a verificarne i criteri di ammissibilità. Ebbene, nel corso della seduta del 24 luglio, secondo quanto riportato dalla presidente della Commissione Finanze, Carla Ruocco (M5S), nella comunicazione ai presidenti delle commissioni riunite Fico ha sostenuto “di non poter condividere le valutazioni effettuate sull’ammissibilità degli articoli aggiuntivi Gusmeroli 12.03 e 12.05, in quanto gli stessi non appaiono riconducibili né alle disposizioni oggetto del provvedimento, né alla problematica da esso affrontata” dichiarando i due emendamenti in via definitiva inammissibili e, in linea di principio, condannando alla medesima fine anche eventuali ordini del giorno dello stesso tenore.

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