UN RIFERIMENTO ERRATO FA SALTARE LA PROPOSTA DI LEGGE SULLA CEFALEA MALATTIA SOCIALE

Quando si scrive una proposta di legge, soprattutto se di iniziativa parlamentare (presentata cioè da uno o più parlamentari e non dal governo) bisogna prestare molta attenzione alle disposizioni che vi si inseriscono, pesandole parola per parola, e soprattutto ai riferimenti normativi che si effettuano, se non si vuole correre il rischio che finisca sotto la mannaia della Ragioneria generale dello stato. (sul punto si veda l’ampia rassegna operata ne “La Strettoia – Jovene 2018)

Un caso di scuola in questo senso è rappresentato dal recente epilogo della proposta di legge (c. 684 e abb) che dettava disposizioni finalizzate a riconoscere la cefalea cronica come malattia sociale.

Il testo era di per se molto semplice, stabilendo che quando la cefalea, in diverse forme, è accertata in forme invalidanti da almeno un anno, questa dovesse essere riconosciuta come malattia sociale ai sensi del decreto ministeriale 20 dicembre 1961.

Se si pone attenzione alle date ci si accorge che il riferimento effettuato riguarda un atto adottato prima dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, avvenuta nel 1978 con la legge 833.

Dunque la proposta di legge in esame proponeva la cura della cefalea facendo riferimento ad istituti superati e comunque al di fuori dell’attuale SSN. In questo senso, il governo con il sottosegretario Fugatti, era stato molto chiaro nel mettere in guardia la commissione affari sociali, nella seduta del 4 ottobre 2018, sul fatto che il taglio dato alla proposta di legge avrebbe prodotto inevitabilmente criticità.

A fronte di questo warnig, la relatrice del provvedimento, l’on. Lazzarini, si era impegnata ad effettuare gli approfondimenti necessari e ad apportare le opportune modiche.

Alla fine le modifiche non sono arrivate, o meglio, le modifiche apportate non sono state quelle effettivamente necessarie. Per risolvere le criticità nel corso dell’esame in commissione è stato approvato un emendamento che specificava che la diagnosi di cefalea dovesse essere effettuata da uno specialista in una struttura accreditata. Ma la criticità era rappresentata non dalla diagnosi, ma dalla cura che, continuando a permanere il riferimento al DM 20 dicembre 1961, avrebbe dovuto essere assicurata da strutture non ricomprese dal SSN.

E’ stato inevitabile, dunque, che sulla base della relazione tecnica predisposta dal ministero della salute, la nota della Ragioneria generale dello stato, depositata in commissione bilancio, il 26 febbraio scorso, considerasse non quantificabili gli oneri finanziari che la proposta di legge avrebbe comunque prodotto, vistando negativamente la relazione tecnica.

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